MUNI

Quei sostrati su cui si fonda il pensare della gente, tutto ciò che si vede, si ode, si tocca e si pensa – tutto ciò avendo respinto, colui che, intatto, a nulla aderisce, costui è detto un muni [*].

 

 

(Theragata, 264, II – © copyleft perle.risveglio.net)

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[*] Mauna (pron. muna) è, in sanscrito, il voto di silenzio. È anche il nome del 15mo giorno della fase lunare calante del mese di Phalguna (febbraio-marzo) in cui, tradizionalmente, una certa abluzione rituale veniva eseguita in silenzio. Muni è il nome dato ancor oggi agli asceti induisti che osservano il voto di silenzio. «Votato al silenzio» è perciò la traduzione letterale di muni. Ma ai tempi del Buddha la parola era già entrata nel linguaggio corrente come sinonimo di «saggio realizzato». Nei racconti popolari si fa spesso riferimento ai rishi(«quelli che hanno udito» i Veda mentre erano assorti in profonda meditazione) e ai muni, nel senso di saggi realizzati. Il Buddha spesso rimaneva in silenzio di fronte alle domande che implicavano questioni metafisiche. Un silenzio che non significava assenso né diniego, ma che esprimeva l’impossibilità di dare una risposta verbale soddisfacente (NdT).

Informazioni su Giorgio Mantello

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