perdere se stessi

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Purtroppo, per quanto intrisi di filosofia buddhista, la sofferenza spiazza ancora il nostro Ego, se avessimo un Sè non succederebbe.La sofferenza corrode il nostro buon umore, la nostra voglia di fare, la nostra fantasia iperbolizza le nostre congetture e dopo un giorno o due: oh Dio, cos’abbiamo, che male ci ha colpito? Quasi sempre si tratta di una banalità o poco più, ma soprattutto se non siamo più giovani, la paura di un male serio non ci abbandona. Non dico che sia da codardi, è giusto che ci preoccupiamo, non è giusto che ci sgretoliamo. E’ questo il punto: abbandonasi al male, ma restare saldamente se stessi con la nostra dignità, compostezza e, se ci riusciamo con la nostra impassibilità. Caro Zen, come sei lontano! E’ in questi casi che si vede quanto siamo veramente buddhisti. A parole è facile, a pancia piena e in salotto è facile. Perché siamo tutti orientati all’interno di noi stessi (Ego), se vivessimo consapevoli di tutti i legami che abbiamo con l’esterno (Sé), sarebbe diverso

Informazioni su Giorgio Mantello

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