Il Samsara

Anni fa avevo un pastore tedesco di nome Akira, era una femmina, amatissima da me e da mia moglie e d’estate spesso la portavamo a rinfrescarsi sul Piave o meglio, nel Piave. Akira non amava l’acqua, ma se mi immergevo io lei mi seguiva, così ci si staccava da riva e ci si inoltrava nel fiume. Lei mi stava sotto artigliandomi con le unghie per paura di essere distanziata, ma quando arrivavamo nel centro del fiume e la corrente rallentava io mi lasciavo trasportare e lei anche. Era come un incantesimo: lasciandosi andare, la testa mezza sotto mezza sopra si poteva cogliere come un muggito profondo, il brusio di uno stereo ad alto volume, ma senza musica, era la voce del Piave, era una voce benigna ed accogliente che ti rilassava profondamente, anche Akira sembrava presa da questo intenso rumore e rimaneva tranquilla. Guardando di sotto si poteva motare la massa d’acqua che si spostava lentamente: un universo liquido e bollicinoso che scendeva a valle con la sua vita, le sue popolazioni di pesci, insetti, bisce, con i pesci predati, feriti, morenti, divorati…..il Piave andava lentamente col suo sordo brusio e colmava tutto. E’ questa la nostra vita, siamo noi nel fiume e in esso ci dibattiamo il più delle volte inutilmente, tanto tutte le cause sono perse da una parte e dall’altra…… poi si ritornava a riva, io avevo i fianchi graffiati, uscendo dall’acqua la gravità mi faceva sentire pesante, Akira mi tallonava finendo presto tra le braccia di mia moglie che l’avrebbe accuratamente avvolta in asciugamani. Son due anni che Akira non c’è più: è passata nel fiume e presto la seguiremo anche noi, nel samsara che mescola, rimescola e inganna tutti riproducendosi voluttuosamente dal nostro ego che lo alimenta in continuazione e che sempre di più ci trascina dentro.

Gli alberi alteri si levavano verso il cielo, sembravano volteggiare al nostro passaggio, liberi e alteri sulla sfondo azzurro intenso del pomeriggio…..

Riva del Piave tra Mel e Santa Giustina

Image via Wikipedia

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