Il Sutra del Loto

List of Buddhist Architecture in China

Image via Wikipedia

Ringrazio SCRIBD e L’AUTORE DEL TESTO

SCRIBD

Gene Reeves

Il Sutra del Loto come radicale affermazione del mondo

Introduzione

In Symbol and Yugen: Shunzei’s Use of Tendai Buddhism, William La Fleur esamina la poesia che emerse nel XII secolo in Giappone sotto l’influsso della filosofia Tendai e, soprattutto, del Sutra del Loto. Ciò che egli sostiene è che sotto l’influenza dell’“egualitarismo ontologico” del Tendai, per il quale “l’astratto non è meno reale del concreto”, i poeti giapponesi respinsero tutte le distinzioni tra il sacro e il profano in favore di una “forte riaffermazione dei fenomeni e del mondo empirico”. L’idea Tendai di Chih-i del lasciare il vuoto ed entrare nel provvisorio divenne, per i poeti, il respingere l’allegoria per rivolgersi all’immediatezza di cose come gli alberi e le piante.[1][1]

A mio avviso, la responsabilità sociale dipende da un sottostante senso del valore di questo mondo. Tale valore può essere contrastato sia rivolgendosi verso l’interiorità sia rivolgendosi verso altri mondi, al di là o al di sopra del tempo. Interiori o esteriori, tali mondi sono tipicamente ideali, terre pure o dei sé puri o regni del cielo costruiti per essere sia più preziosi sia più reali del mondo dell’ordinaria esistenza quotidiana.

Può sembrare paradossale che il Sutra del Loto, che parla di molteplici eventi sovrannaturali e propone un Buddha Shakyamuni cosmico e universale, presente in ogni mondo e ogni tempo, faccia ciò non per respingere lo Shakyamuni storico o il mondo temporale, ma per affermare la loro suprema importanza. E la loro importanza risiede proprio nel fatto che è in questo mondo che noi, avendo ricevuto gli insegnamenti del Buddha storico, siamo chiamati a incarnare la vita dell’Illuminato, nei nostri atti quotidiani. Questo è il motivo per il quale nella liturgia della Rissho Kosei Kai si recita il cosidetto dojo-kan: “Sappiate che questo è il posto dove Buddha ottenne la perfetta illuminazione. In questo e in tutti i luoghi i buddha raggiungono la perfetta illuminazione…”.

Vi sono, ovviamente, molti modi di leggere un sutra e, in special modo, il Sutra del Loto! Personalmente, lo considero un testo essenzialmente religioso, cioè un testo il cui primo obiettivo è soteriologico. Qualunque siano gli scopi polemici a cui può essere servito in chissà quale parte dell’India in chissà quale comunità buddhista, il testo si rivolge ai lettori, in ogni tempo e luogo, per la loro salvezza. Guardare il testo da questo punto di vista non produrrà risultati uniformi, ma potrà portare a considerarlo come un testo essenzialmente etico, non nel senso che offre una teoria morale o un complesso di comandamenti, ma nel senso che raccomanda un certo stile di vita, guidato da un unico sovrastante proposito.

Tale unico proposito è nulla di meno che la salvezza, la felicità, dell’intero mondo, un proposito radicato simbolicamente nel voto del Buddha e dei Bodhisattva di salvare tutti gli esseri viventi.

A questo fine, il Sutra del Loto utilizza diversi temi strettamente correlati, come quello degli upaya o mezzi adeguati, del veicolo unico, della Natura-di-Buddha, del Buddha Shakyamuni eterno e della pratica del bodhisattva, tutti temi che, in un modo o nell’altro, affermano l’importanza di questo mondo e della vita in esso del lettore.

Il Dharma nelle storie

Il Sutra del Loto è, forse soprattutto, un libro di storie. Ne contiene più o meno ventisei, usate come espedienti educativi. Sebbene il Sutra non eviti di proporre la dottrina direttamente, per comprendere ciò che insegna veramente occorre prestare attenzione alle sue storie, e non solo ai versi in esse contenuti o ai versi che le spiegano, ma anche al loro tema e alla loro funzione globale.

Non è un caso che il Sutra del Loto originale probabilmente cominciasse con il capitolo sugli upaya e poi, nel capitolo successivo, raccontasse la parabola della casa in fiamme, per illustrarli e spiegarli. E tale capitolo-“parabola” era immediatamente seguito dal capitolo adhimukti che era costruito attorno alla storia del padre ricco e del figlio povero. Effettivamente, per come lo abbiamo oggi, l’intero Sutra, o per lo meno i primi ventidue capitoli, racconta una storia, quella di quando il Buddha, su una montagna chiamata “Picco dell’Avvoltoio”, predicò il Sutra del Loto.

Paragonate alla dottrina astratta, le storie sono concrete. Incarnano gli insegnamenti e, per così dire, danno umanità a essi in un modo in cui i principi astratti non possono. Se si intende comprendere questo Sutra completamente, occorre studiare attentamente le sue storie. Così diverrà possibile vedere che l’uso esteso delle storie è una sorta di affermazione del concreto. Le storie – sembra voler dire il Sutra – sono importanti incarnazioni del Dharma tanto quanto ogni affermazione astratta. Esse raccontano di azioni che danno corpo al Dharma. È in tali azioni, che in questo Sutra sono considerate pratiche bodhisattviche, che il Dharma è più concretamente incarnato e pertanto più prezioso e più reale.

Storie di eventi sovrannaturali

Parecchi anni fa, quando dissi al mio insegnate di filosofia, Charles Hartshorne, che stavo lavorando al Sutra del Loto, mi rispose che era da tempo che non lo guardava ma che ciò che ricordava era che conteneva molte “storie di miracoli”, una cosa che a lui non piaceva molto.

L’intera ambientazione del Sutra del Loto è sovrannaturale; in esso, dal primo capitolo all’ultimo, non c’è nulla che pretenda di essere storico. Ma, mentre in altri contesti le storie miracolose possono essere state usate per affermare in questo mondo qualche potere extramondano, la loro funzione nel Sutra del Loto è piuttosto diversa. Ciò è in parte dovuto, io ritengo, al fatto che l’intera ambientazione del Sutra è sovrannaturale. Nella Bibbia, per esempio, i miracoli hanno luogo nella storia, essi compaiono all’interno di un resoconto storico. Ma nel Sutra del Loto, sebbene ci siano brevi riferimenti agli eventi storici, il lettore comprende fin dall’inizio che i miracoli hanno luogo all’interno di un racconto. E tali racconti sono degli espedienti, degli abili mezzi, per impartire insegnamenti. Non hanno la pretesa di essere dei resoconti storici.

Non essendo resoconti storici, è importante vedere come funzionano, a quale fine servono. Personalmente, ritengo possa essere dimostrato che essi servono soprattutto per affermare l’importanza, il valore e la realtà fondamentale di questo mondo e ciò al fine di affermare il valore e l’importanza della vita e della pratica bodhisattvica del lettore. Per dimostrare ciò, vorrei esaminare prima alcune storie di miracoli.

Lo stupa ingioiellato e i Buddha-replica

Sicuramente una delle più interessanti storie sovrannaturali del Sutra del Loto è quella dello stupa del Buddha chiamato Molti-Tesori. Proprio all’inizio del capitolo 11, si narra di un grande stupa, magnificamente ingioiellato e finemente decorato che si sollevò dal terreno e si mise a fluttuare nell’aria di fronte a Buddha Shakyamuni. Il profumo si diffuse negli angoli più remoti del mondo. I trentatré dèi fecero piovere fiori su di esso, mentre migliaia di altri dèi ed esseri celesti di tutti i generi fecero offerte di fiori, incenso, ghirlande, nastri, musica, ecc., in suo onore.

Da dentro lo stupa venne una forte voce che pregò Shakyamuni di insegnare il Sutra del Loto. I monaci, le monache e i laici riunitisi rimasero sia deliziati che meravigliati. Vedendo ciò, il Bodhisattva chiamato Grande-Eloquenza[2][2] chiese al Buddha perché lo stupa fosse emerso dal suolo e una voce fosse venuta fuori da esso. Il Buddha spiegò allora che molto tempo prima, in un distante mondo a oriente, era vissuto un Buddha chiamato Molti-Tesori[3][3], che quando era ancora un bodhisattva, aveva promesso che dopo la sua morte, se qualcuno avesse predicato il Sutra del Loto, egli avrebbe fatto sollevare il suo grande stupa di fronte a tale predicatore come testimonianza della verità del Sutra, avrebbe ascoltato direttamente gli insegnamenti e lodato colui che li stava impartendo.

Grande-Eloquenza disse che la congregazione desiderava vedere il buddha all’interno, allora Shakyamuni spiegò che il Buddha Molti-Tesori aveva anche promesso che se un assemblea del genere avesse voluto vederlo, il buddha che stava predicando il Sutra avrebbe dovuto convocare in quel posto tutti i buddha delle dieci direzioni – duplicati o rappresentanti di Shakyamuni Buddha. Il Bodhisattva Grande-Eloquenza affermò che l’intera assemblea desiderava vedere e rendere omaggio anche a questi buddha. Allora Buddha Shakyamuni emise un raggio di luce dal centro delle sopracciglia che illuminò tutti gli innumerevoli mondi, prima verso oriente e poi verso le altre nove direzioni. La congregazione poté così vedere la magnificenza di questi mondi, ognuno con miliardi di bodhisattva e un buddha che predicava il Dharma.

Ognuno di questi buddha dichiarò la propria intenzione di andare a vedere Shakyamuni e di fare offerte allo stupa ingioiellato. Immediatamente il mondo saha (il nostro mondo, fatto di sofferenza – ndt) venne purificato e convenientemente adornato per una tale visita. Allora tutti questi buddha, accompagnati da tanti bodhisattva, si misero a sedere davanti a Shakyamuni. Ma poiché non c’erano abbastanza posti nel mondo saha, anche solo per i buddha e i bodhisattva di una delle dieci direzioni, Shakyamuni dovette purificare miliardi e miliardi di mondi nelle otto direzioni vicine al mondo saha, dotandoli anche di seggi di leone posti sotto grandi alberi ingioiellati; e poiché ciò non fu abbastanza, fece lo stesso con altri miliardi di mondi, e poi li riunì temporaneamente in un singolo mondo del Buddha.

Dopo essersi seduti, tutti i buddha mandarono un attendente a offrire fiori a Shakyamuni, a informarsi delle sue condizioni e a esprimere il loro desiderio che il grande stupa nell’aria venisse aperto. Allora Shakyamuni volò sullo stupa, aprì la porta con le dita della mano destra e mostrò alla congregazione il Buddha Molti-Tesori seduto perfettamente immobile sul seggio di leone. Molti-Tesori chiese a Shakyamuni di predicare il Sutra del Loto, e la congregazione festeggiò spargendo montagne di fiori davanti ai due buddha. Invitato dal Buddha Molti-Tesori a fare ciò, Shakyamuni gli si sedette a fianco nel seggio nello stupa. Ma così gli altri non potevano vedere bene e vollero anch’essi essere sollevati nell’aria. Sollevandoli, Buddha Shakyamuni espresse il desiderio che gli altri promettessero di proteggere e insegnare il Sutra del Loto dopo la sua morte, anche se predicare, scrivere, leggere e ascoltare tale Sutra era molto difficile, più difficile, per esempio, del camminare con l’intero cielo in una mano o portare la terra fino al paradiso di Brahma su un’unghia del piede!

Questa è una storia meravigliosa, piena di immagini speciali, dallo scopo cosmologico. Ma evidentemente tali immagini non servono tanto per spiegare la natura del cosmo quanto per lodare in primo luogo il Sutra del Loto, in secondo luogo Buddha Shakyamuni e in terzo luogo il mondo saha.

La lode al Sutra del Loto è esplicita nel capitolo e implicita nella storia. In fondo, sia Buddha Molti-Tesori che i buddha delle dieci direzioni vengono nel mondo saha per ascoltare il Sutra del Loto. In tal modo l’importanza dello stupa è subordinata alla predica del Dharma. Secondo me ciò vuol dire che la costruzione e la venerazione degli stupa e delle reliquie del Buddha non sono respinte ma relativizzate, messe in subordine rispetto al Dharma e in particolare a quello espresso nel Sutra del Loto.

Buddha Shakyamuni è pregato di insegnare il Sutra del Loto[4][4] non soltanto da tutte le creature di questo mondo e dagli dèi dei paradisi, ma anche dai buddha di tutti gli altri innumerevoli mondi in tutte le direzioni, che si mettono in subordine. E definendo i buddha delle dieci direzioni come suoi duplicati o rappresentanti, viene data a Shakyamuni un’importanza centrale nell’intero cosmo.

Il termine cinese qui reso con “duplicati” o “rappresentanti”, ma che letteralmente può essere reso come “parti del corpo”, è stato interpretato e tradotto in vari modi. Può essere un riflesso della credenza secondo la quale uno dei poteri sovrannaturali del buddha è la capacità di replicare se stesso. Ciò che si intende esattamente nel Sutra del Loto con questo termine non è chiaro. Ma una cosa è molto chiara – tutti questi buddha dei vari mondi, sono subordinati a Shakyamuni Buddha. Il modo in cui sono subordinati non è spiegato, perché non è importante. Infatti, ciò che è importante, date le priorità del Sutra, è il significato cosmico e la superiorità di Buddha Shakyamuni. Tuttavia, allo stesso tempo, la realtà o l’importanza degli altri buddha non è in alcun modo negata.[5][5]

Shakyamuni è, naturalmente, il buddha del mondo saha. Così, elevando il rango di Buddha Shakyamuni a una superiorità cosmica, si sottolinea anche l’importanza di questo mondo. Qui possiamo vedere uno dei principali temi del Sutra del Loto, evidente in praticamente tutti i suoi insegnamenti: l’importanza di questo mondo e della vita in esso. È nel mondo saha che lo stupa di Buddha Molti-Tesori sorge ed è il mondo saha che viene purificato per ricevere tutti i buddha dalle altre terre. I mondi degli altri buddha sono descritti come meravigliosi in ogni aspetto, ma i buddha li lasciano per venire nel saha e onorare il suo buddha.

In un certo senso, poiché è in esso che l’importanza cosmica di Shakyamuni è rivelata, l’elogio del Sutra è anche l’elogio di Buddha Shakyamuni. Allo stesso tempo, poiché questo è il suo mondo, la lode di Shakyamuni è sempre anche la lode del suo mondo.

Lo stupa ingioiellato nel quale siedono i due buddha è una sorta di torre e in cinese il carattere che lo connota ha proprio questo significato. Tale torre, circondata dai buddha e dai bodhisattva provenienti da tutto l’universo, è chiaramente un simbolo dell’axis mundi, simbolo che conferisce sempre importanza e potere al posto dove viene collocato.

L’arrivo del Buddha Molti-Tesori col suo stupa e l’immagine di lui e del Buddha Shakyamuni seduti fianco a fianco sono elementi molto significativi anche per un altro verso. Il sutra sottolinea il fatto che l’intero corpo di Buddha Molti-Tesori, e non soltanto i suoi resti, è presente nello stupa e che la sua voce emerge da esso. Ma il Buddha Molti-Tesori, ci viene detto, è da tempo entrato nel nirvana definitivo. In tal modo l’intero significato del nirvana è messo in discussione. E i due buddha seduti l’uno accanto all’altro violano l’assunto che ci può essere un solo Buddha alla volta nello stesso mondo[6][6]. Questo è uno dei modi nel quale il Sutra del Loto insegna che le storie dell’ingresso nel nirvana sono solo espedienti educativi per rendere le persone più responsabili delle loro vite. Un tema che è sviluppato più esplicitamente nel capitolo 7 con la storia della guida che fa apparire per incanto una città come luogo di riposo temporaneo per alcuni viaggiatori che volevano interrompere il viaggio.

Questa visione del nirvana si ritrova anche nella parabola del medico e dei suoi figli. Un giorno, un saggio e buon dottore, lasciò casa per affari e i figli bevvero un veleno. Quando il padre rincasò li trovò che si contorcevano sul pavimento. Alcuni di loro avevano completamente perso la testa, mentre altri non erano così seriamente ammalati e vedendo il padre tornare se ne rallegrarono e lo pregarono di curarli. Consultando i suoi libri, il padre preparò una medicina appropriata ed esortò i figli a prenderla. Quelli che erano stati meno affetti dal veleno si accorsero subito della bontà della medicina, la presero e guarirono immediatamente. Altri, invece, avevano già perso il senno e non poterono accorgersi che la medicina li avrebbe aiutati. Il padre, comprendendo ciò che stava succedendo, decise di escogitare un sistema per riuscire a recuperarli. Disse loro che stava invecchiando e che presto sarebbe morto, ma che avrebbe lasciato loro la buona medicina, con la raccomandazione di prenderla. Andò via nuovamente, e poi mandò a casa un messaggero che recava la notizia che egli era morto. I figli, sapendo della morte del padre, si sentirono soli, abbandonati e indifesi, la tristezza fece loro riprendere coscienza e così realizzarono che la medicina era buona, la presero e guarirono completamente. Udendo che si erano ristabiliti, il padre ritornò a casa.

In questa parabola, il padre-medico, naturalmente, rappresenta il Buddha e la sua finta morte è come l’ingresso nel nirvana del Buddha. In realtà, secondo il Sutra del Loto, il Buddha universale, il padre amorevole del mondo che agisce per salvare tutti dalla sofferenza, non è morto e non morirà. Egli ha fatto finta di morire solo per rendere le persone più responsabili delle proprie vite. Questo è un buon esempio di come il Sutra, prendendo una nozione fondamentalmente negativa – il nirvana – la trasformi in una che afferma il mondo.

L’immagine dei due Buddha seduti fianco a fianco nello stupa è stata anche vista come un simbolo della pari importanza del Dharma (il Buddha Molti-Tesori) e dell’insegnante del Dharma (Buddha Shakyamuni), cioè dell’idea che senza un insegnante la verità è morta[7][7]. Sebbene possano non esserci molti elementi nel testo per intendere Buddha Molti-Tesori come un simbolo del Dharma, tuttavia non c’è nulla che lo contrasti.

L’idea di Buddha Shakyamuni che crea un unico mondo dai tanti mondi è particolarmente significativa. Quello del Loto è un sutra integrativo. Costantemente vi si sottolinea l’unità, l’integrazione, l’essere insieme. Poiché la verità è fondamentalmente una, cioè senza contraddizioni interne, così anche gli insegnamenti del Buddha che scoprì la verità devono essere uno. Pertanto, alla fine ci può essere solo una via del Buddha. Ma nel Sutra del Loto, l’uno non annulla o denigra i molti. Anche se integrati, anche se diventano uno, i molti rimangono molti. Il cosmo esiste soltanto in virtù del fatto che ha molti mondi. Similmente, nel Sutra del Loto, l’insegnamento, il BuddhaDharma, esiste soltanto in virtù dei molti insegnamenti. [8][8]

Il fatto che colui il quale crea dai molti un singolo mondo sia Buddha Shakyamuni è in relazione con il suo essere sia uno sia diffuso per tutto il cosmo. In altre parole, Buddha Shakyamuni può unificare il buddhismo e il cosmo, e pertanto la vita dei sinceri uditori, proprio perché egli stesso è sia uno che molti.

I bodhisattva che sprigionano dalla terra

La crescita d’importanza di questo mondo è messa molto in evidenza nel capitolo 15 con la storia dei bodhisattva che emergono da sotto terra. Il capitolo comincia raccontando di quando miliardi di bodhisattva arrivarono da altri mondi per chiedere a Buddha Shakyamuni di permettere loro di predicare il Sutra in questo mondo. Ma il Buddha immediatamente rifiutò la loro offerta per il fatto che già c’erano molti bodhisattva in questo mondo che potevano proteggere, leggere, recitare e insegnare il Sutra del Loto dopo la sua morte. Dopo di che la terra tremò su tutto il globo e tantissimi bodhisattva dorati e brillanti, con i loro accompagnatori, emersero da sotto terra, dove avevano vissuto. Andarono dai due Buddha nello stupa sospeso, presentarono i loro ossequi a Buddha Molti-Tesori e a Buddha Shakyamuni e poi a tutti gli altri buddha seduti sui troni di leone sulla terra. Dopo cinquanta piccoli kalpa che sembrarono come solo mezza giornata, tornarono dai Buddha nello stupa sospeso, oscurando con la loro presenza il cielo. Questa schiera era condotta da quattro grandi bodhisattva: Pratica-Superiore, Pratica-Sconfinata, Pratica-Pura, e Pratica-Salda[9][9], che si informarono sullo stato di salute di Buddha Shakyamuni, ricevendo da lui una risposta positiva.

Maitreya allora chiese al Buddha chi fossero questi immensi, magnifici bodhisattva che non aveva mai visto prima, da dove venissero e chi avesse insegnato loro il Dharma. Gli altri bodhisattva, quelli che avevano accompagnato i buddha da tutti gli altri mondi, posero ai loro buddha la stessa domanda e fu detto loro di ascoltare la risposta di Buddha Shakyamuni a Maitreya. Allora Shakyamuni spiegò che questi innumerevoli bodhisattva vivevano nello spazio vuoto nella parte inferiore del mondo saha, e che egli stesso aveva a loro insegnato dai tempi più remoti. Ma Maitreya contestò che erano passati solo quaranta anni da quando Shakyamuni si era illuminato. Come era possibile che egli avesse insegnato a questi innumerevoli bodhisattva in un periodo così breve? “È tanto impossibile da credere – egli disse – quanto che un uomo di venticinque anni abbia un figlio di cento!”

Ciò che si intende con lo spazio vuoto nella parte inferiore del mondo saha non è chiaro. Probabilmente è solo il modo più pratico per dire che i tanti bodhisattva, sebbene nascosti, erano sempre nel mondo saha e non in regioni inferiori a quelle umane o tra le divinità celesti. In altre parole, sia per amore della storia che per amore del messaggio centrale del Sutra del Loto, è importante che questi bodhisattva siano al contempo nascosti e di questo mondo.

Viene chiesto anche di immaginare che il numero sia dei bodhisattva, sia dei kalpa durante i quali Buddha Shakyamuni ha loro insegnato, è impressionante. Chiaramente, un proposito della storia – probabilmente il principale – è quello di preparare alla “rivelazione” dell’eternità del Buddha, che avverrà nel capitolo 16. Come possono così tanti bodhisattva aver ricevuto l’insegnamento di Buddha Shakyamuni per un periodo di tempo così lungo? Perché, anche se tutti pensano che egli si sia illuminato a Gaya da pochi decenni, in realtà è successo molto tempo prima. E quanto tempo prima? Supponiamo che qualcuno prenda miliardi di universi, ognuno pieno di miliardi di mondi, li riduca in polvere, parta per l’Oriente e, passando attraverso miliardi di mondi, depositi una singola particella di polvere e ripeta ciò fino a che tutta la polvere sia finita. Poi supponiamo che raccolga tutti i mondi, sia quelli dove è stata depositata una particella di polvere e quelli dove non è stata depositata e li riduca tutti in polvere. Il numero di kalpa che è passato da quando Buddha Shakyamuni si è illuminato è milioni di miliardi di volte più grande del risultante numero di particelle di polvere.

Qui c’è un’apparente contraddizione: il Sutra dice chiaramente che non esiste tempo in cui il Buddha non sia presente, ma afferma anche che egli divenne un buddha. Il capitolo 16 risponde alla domanda di Maitreya spiegando che Shakyamuni è un buddha dai tempi più remoti, ma ciò non spiega come egli sia sempre stato illuminato e contemporaneamente lo sia diventato a un certo punto. Personalmente, ritengo che, sia per affermare questo mondo sia per identificare il Buddha con il Dharma – l’eterno processo che rappresenta la verità della natura delle cose – è importante che egli sia eterno. Proprio come non c’è e non ci può essere un luogo dove il Buddha è completamente assente, non c’è un tempo in cui il Buddha non sia presente. Dall’altro lato, il vero significato di “illuminazione” richiede che ci sia un processo e pertanto richiede che Buddha Shakyamuni sia divenuto illuminato. Infatti, in diversi passi il Sutra del Loto afferma che Buddha Shakyamuni divenne illuminato solo dopo innumerevoli kalpa di pratica bodhisattvica. Inoltre, solo divenendo illuminato Buddha Shakyamuni poteva essere un modello per gli altri o rappresentare un incoraggiamento a seguire la Via del Buddha. Pertanto, l’apparente contraddizione rimane irrisolta.

Il Sutra può mostrarsi indifferente a tali problemi perché essi non sono importanti dal punto di vista soteriologico. Proprio come nel capitolo 24, dove il Bodhisattva Voce-Meravigliosa[10][10] esprime al Buddha della sua terra il desiderio di visitare il mondo saha per rendere omaggio a Shakyamuni e tale Buddha lo ammonisce dicendogli che, anche se il mondo saha non è piano o pulito e il suo Buddha e i suoi bodhisattva sono bassi, egli non deve disprezzare o sminuire tale mondo o pensare che il suo Buddha e i suoi bodhisattva siano inferiori. Anche in questa storia il punto è che il mondo saha non deve essere considerato inferiore. In altre parole, il vero tema qui è l’affermazione del mondo saha. È un mondo che non deve cercare aiuto in altri mondi perché non ne ha nessun bisogno.

Pertanto, l’uso delle storie miracolose nel Sutra del Loto è esattamente opposto a quello solito. Invece di usare le storie di altri mondi come un modo per incoraggiare la fuga o l’indifferenza per questo mondo, nel Sutra del Loto tali racconti sono usati per affermare radicalmente la realtà e l’importanza di questo mondo.

Fiori e incenso dal cielo

Nel capitolo 16, il Buddha rende chiaro il fatto che egli è vivo in tutti i tempi e, in tal senso, universale ed eterno. Avendo udito ciò – si narra nel capitolo 17 – un incredibile numero di esseri viventi, bodhisattva e bodhisattva-mahasattva riceve benedizioni e doni, come la capacità di memorizzare tutto ciò che viene udito, l’eloquenza illimitata, il potere di far girare la ruota del Dharma, la suprema illuminazione dopo otto, quattro, tre, due, una rinascita, o la determinazione di raggiungere la suprema illuminazione. In tutto dodici differenti gruppi della congregazione raccoltasi per ascoltare il Buddha sono menzionati qui, ognuno di essi enormemente ampio, e ognuno benedetto per aver saputo della vita eterna del Buddha.

In risposta a questa occasione gioiosa, gli dèi nei cieli fecero piovere meravigliosi fiori e incenso sugli innumerevoli buddha delle dieci direzioni riunitisi nel mondo saha, su Buddha Shakyamuni e Buddha Molti-Tesori, seduti insieme nel magnifico stupa, sui grandi bodhisattva, sui monaci, sulle monache e sui laici lì convenuti. Nella profondità dei cieli, tamburi dal suono meraviglioso cominciarono a vibrare da soli. Arrivarono i molti Indra e Brahma dalle altre terre di buddha. Poi gli dèi fecero piovere ogni genere di ingemmati abiti celesti in tutte le direzioni e bruciarono incenso in incensieri che si mossero intorno all’intera congregazione da soli. E, sopra ognuno dei buddha seduti sotto i grandi alberi ingemmati, bodhisattva recanti nastri adornati, cantando con voci meravigliose, si allinearono verticalmente, uno sull’altro, fino al cielo di Brahma.

Chiaramente, gli eventi qui descritti hanno uno scopo sia magico che cosmologico. La storia coinvolge innumerevoli mondi, buddha, bodhisattva e meravigliosi eventi – tutto per lodare la rivelazione, nel mondo saha, della onnipresenza del Buddha[11][11].

Nella storia, in un certo senso, è importante che ci siano molti mondi, così come dèi, buddha, bodhisattva ed esseri umani. Ma, in un altro senso, quante siano tali direzioni o quanti siano i diversi generi di esseri, quasi non ha importanza. Infatti, qui – e ritengo qui solamente – il testo si riferisce a nove direzioni, piuttosto che alle solite dieci. Infatti non importa quante direzioni o quanti mondi o quanti generi di esseri umani ci siano, poiché sono tutti deliziati e trasformati dall’onnipresenza del Buddha e nessuno di essi mai sarebbe esistito senza la presenza del Buddha. La storia usa un’ambientazione cosmologica, ma fa ciò al fine di proclamare l’importanza e la magnificenza di Buddha Shakyamuni, il Buddha del mondo saha.

Il Bodhisattva Luce-Meravigliosa

L’immagine – che si trova nel primo capitolo – dell’illuminazione grazie alla luce emanante dal Buddha è espressa nuovamente nel capitolo 24. In questo caso, i raggi di luce vengono sia dalla protuberanza sulla testa del Buddha sia dal ciuffo tra le sue sopracciglia. Qui il Buddha di nuovo illumina innumerevoli mondi a oriente, ma anche un mondo oltre essi, dove il Buddha noto come Conoscenza-dal-Re-delle-Costellazioni Fiore-Puro[12][12] e il Bodhisattva Voce-Meravigliosa[13][13] vivevano. Questo Bodhisattva, che era estremamente grande, meraviglioso e splendente, e che aveva raggiunto già molte realizzazioni, tra le quali milioni di differenti samadhi, quando venne illuminato da Buddha Shakyamuni, espresse al Buddha della sua terra il desiderio di andare nel mondo saha per onorare Shakyamuni e fare visita ai vari bodhisattva. Il suo Buddha lo avvisò che anche se il mondo saha non è piano o pulito, ha luoghi sia alti che bassi, è pieno di sporcizia e il suo Buddha e i suoi bodhisattva sono piccoli, non avrebbe dovuto disprezzare o sminuire tale mondo o pensare che il suo Buddha e i suoi bodhisattva fossero inferiori. Poi, grazie al potere della sua meditazione, Voce-Meravigliosa fece apparire ottantaquattromila fiori di loto d’oro e d’argento e altri preziosi non lontano da dove Buddha Shakyamuni era seduto, sul Picco dell’Avvoltoio. Vedendoli, Manjushri chiese a Buddha Shakyamuni che cosa significavano. Quando il Buddha spiegò che i fiori volevano dire che il Bodhisattva Voce-Meravigliosa, accompagnato da altri ottantaquattromila bodhisattva, stava per venire e onorare sia Buddha Shakyamuni sia il Sutra del Loto, Manjushri espresse il desiderio di vederlo e sapere cosa Voce-Meravigliosa avesse fatto per ottenere un così grande potere. Poi il Buddha disse che il Buddha Molti-Tesori avrebbe convocato il Bodhisattva Voce-Meravigliosa.

Bodhisattva Voce-Meravigliosa, con i suoi accompagnatori, arrivò nel mondo saha su una piattaforma volante, passando attraverso tutti i mondi dell’Oriente, dove la terrà tremò nelle sei direzioni, fiori piovvero dal cielo e tamburi suonarono nei cieli. Giunto al Picco dell’Avvoltoio, discese dalla piattaforma, si avvicinò a Buddha Shakyamuni, si prostrò ai suoi piedi, gli regalò una meravigliosa collana, presentò vari saluti e felicitazioni da parte del Buddha della sua terra, ed espresse il desiderio di vedere Buddha Molti-Tesori. Questi, in risposta, lo invitò a farsi avanti. Allora il Bodhisattva conosciuto come Fiore-Eccellente[14][14] volle sapere cosa il Bodhisattva Voce-Meravigliosa avesse fatto per meritare così grandi poteri.

Buddha Shakyamuni spiegò che una volta c’era un Buddha chiamato Re-del-Suono-del-Tuono-nelle-nuvole[15][15] nel cui regno viveva il Bodhisattva Voce-Meravigliosa. Poiché aveva offerto molti generi di musica e ottantaquattromila ciotole ingemmate a tale buddha, Voce-Meravigliosa era rinato nella terra del Buddha Fiore-Puro e aveva ricevuto grandi e sovrannaturali poteri. Inoltre, nelle vite precedenti, il Bodhisattva Voce-Meravigliosa aveva assunto diverse forme – incluse quelle di donne, ragazze, dèi e altri esseri celesti, buddha, ecc. – al fine di esporre il Sutra del Loto. Egli proteggeva tutti gli esseri viventi assumendo qualsiasi forma – shravaka, pratyekabuddha, bodhisattva, buddha – fosse appropriata per insegnare loro il Sutra del Loto.

Quando il Buddha espose questo insegnamento, gli ottantaquattromila bodhisattva che erano venuti con Voce-Meravigliosa e numerosi altri bodhisattva del mondo saha acquisirono la capacità di trasformarsi in altri esseri viventi. Poi Bodhisattva Voce-Meravigliosa fece delle offerte a Buddha Shakyamuni e allo stupa di Buddha Molti-Tesori, e tornò a casa per raccontare tutto a Buddha Fiore-Puro, facendo tremare la terra un’altra volta nelle sei direzioni, e facendo venire dai cieli fiori e musica.

Qui ancora una volta è espressa l’idea che il mondo saha, a dispetto dei suoi evidenti difetti, è qualcosa di speciale, e che ciò è legato alla presenza in esso di Buddha Shakyamuni. Ci possono essere altre ragioni per essi, ma personalmente ritengo che la magnificenza e i raggiungimenti di Bodhisattva Voce-Meravigliosa contribuiscano alla valorizzazione del mondo saha e di Shakyamuni, poiché tale bodhisattva viene nel mondo saha per rendere omaggio a Buddha Shakyamuni.

Inoltre, sembra che ci sia l’implicazione, così come in altri casi dove bodhisattva vengono da fuori per far visita a Buddha Shakyamuni, che il mondo saha sia particolarmente importante perché è un posto appropriato, in quanto difficile, per la pratica del bodhisattva. Uno dei temi ricorrenti del Sutra è quello che si può e si deve imparare dalle difficoltà. La salvezza, in questo mondo, non consiste nella liberazione dalla sofferenza e dall’angoscia, quanto piuttosto in un continuo processo di superamento del male e della sofferenza aiutando gli altri. In questo Sutra, per esempio, Buddha Shakyamuni ringrazia Devadatta, noto altrove come la personificazione del male, per essere stato il suo insegnante e predice che anche Devadatta diverrà un buddha. In questo senso, tale mondo offre molte opportunità per entrare nella Via del Buddha attraverso la pratica del bodhisattva.

È significativo in particolar modo che verso la fine del Sutra del Loto Bodhisattva Voce-Meravigliosa, un maestro della contemplazione e del samadhi, esprima il suo desiderio di lodare non soltanto Buddha Shakyamuni e il Sutra del Loto, ma anche molti bodhisattva. Ciò è ben riassunto quando Voce-Meravigliosa esprime il suo desiderio di vedere Buddha Molti-Tesori e questi gli risponde lodandolo per “essere venuto al fine di fare offerta a Buddha Shakyamuni, ascoltare il Sutra del Loto e vedere Manjushri e gli altri”. In questo modo la contemplazione è subordinata o messa a servizio dell’ascolto del Dharma e del portare avanti la pratica del bodhisattva nel mondo saha. In modo correlato, si afferma poi che Voce-Meravigliosa ha il samadhi chiamato “manifestazione di tutti i generi di corpi”, il potere di assumere qualsiasi tipo di forma “per amore degli esseri viventi”.

L’uno e i molti

Il secondo capitolo, spesso considerato la chiave per comprendere la prima metà del Sutra, spiega nei dettagli la dottrina degli upaya, certamente uno degli insegnamenti centrali del Sutra del Loto e, probabilmente, il più importante. Il capitolo comincia con il Buddha che emerge dalla contemplazione per spiegare a Shariputra perché la dottrina dei buddha è così difficile, quasi impossibile, da comprendere. Al fine di salvare vari esseri viventi, tutti i buddha hanno fatto uso di un’enorme varietà di metodi ed espedienti educativi appropriati alle diverse situazioni. Così le tre vie – quella degli shravaka, quella dei pratiekabuddha e quella dei bodhisattva – non sono altro che espedienti educativi per permettere a diversi generi di persone di entrare nell’unica Via del Buddha. Shariputra, parlando sia per se stesso che per altri, è perplesso, e ancora non comprende e ripetutamente prega il Buddha di dare ulteriori spiegazioni. Il Buddha si rifiuta due volte sostenendo che non farebbe altro che confondere le cose, ma alla fine accetta di esporre tutto il Dharma.

A questo punto circa cinquemila monaci, monache e laici della congregazione, così arroganti da pensare di aver già ottenuto la saggezza più alta e di non avere più nulla da imparare, si alzano dai loro seggi, si inchinano al Buddha e se ne vanno. Il Buddha non prova a fermarli, osservando che la congregazione era stata così liberata di rami e foglie di cui aveva poco bisogno.

Il Buddha, poi, spiega nuovamente che tutti i buddha del passato, dei vari mondi del presente e del futuro ricorrono a vari metodi di insegnamento, inclusa una gran varietà di sutra, a seconda della situazione, per condurre amorevolmente le persone all’unica Via del Buddha. Tali insegnamenti, egli insiste, non sono né vacui né falsi. In particolare, l’insegnamento del nirvana è stato inventato per le persone ancora non pronte per il Grande Veicolo al fine di indurle a entrare nella Via attraverso la quale diverranno essi stessi buddha. Vi è poi una lunga lista di pratiche, come l’inchinarsi all’immagine di Buddha o il fare offerta a uno stupa o l’entrarci, attraverso le quali le persone hanno fatto ingresso nella via che conduce alla buddhità. Tutto ciò è in accordo con l’antico voto del Buddha di condurre tutti gli esseri viventi all’illuminazione, cioè di farli divenire essi stessi dei buddha.

Con ciò, il Buddha annuncia che, poiché i buddha molto di rado appaiono nel mondo, egli insegnerà il Veicolo Unico soltanto ai bodhisattva.

Nel capitolo 3, Shariputra, principale sravaka, normalmente non considerato un bodhisattva, ha voglia di ballare dalla gioia perché comprende la verità del Dharma, che egli stesso è destinato a divenire un buddha e che, in questo senso, è anch’egli un bodhisattva. Il Buddha lo rassicura ulteriormente e annuncia che egli diverrà il Buddha Fiore-di-Luce [16][16]. Ciò, di conseguenza, fa rallegrare tutti gli altri convenuti che affermano che, dopo un primo giro della Ruota del Dharma a Varanasi, il Buddha ha ora messo in moto la ruota del Dharma più grande.

Shariputra, sebbene incoraggiato da questa assicurazione, a nome di quei devoti che non hanno ancora capito, prega nuovamente il Buddha di spiegare perché, se non ci sono tre sentieri, egli in passato li ha predicati così spesso. E questa volta il Buddha spiega ciò attraverso la famosa “parabola della casa in fiamme”.

Un uomo ricco aveva una casa in un cattivo stato di manutenzione, fuori dalla quale c’era solo uno stretto cancello. Un giorno la casa andò in fiamme mentre i molti figli dell’uomo ricco vi giocavano all’interno. Sebbene compassionevolmente egli li chiamasse da fuori, incitandoli a lasciare la casa in fiamme, essi erano troppo presi dal gioco per badare a questi avvertimenti. Così egli disse loro che se fossero venuti fuori velocemente dal cancello, avrebbero trovato carri trainati da pecore, daini e buoi che egli avrebbe dato loro per giocarci. Poiché tali rari giocattoli erano proprio ciò che desideravano, i bambini si precipitarono fuori, con grande gioia del padre, e chiesero i carri promessi. Ma al loro posto, poiché era ricco e ne aveva molti, l’uomo diede a ognuno dei bambini un carro più grande e più bello di quelli promessi. I bambini, ricevendo qualcosa che non si sarebbero mai aspettati, furono felicissimi.

Shakyamuni, allora, interpreta questa parabola per Shariputra, spiegando che egli, il Buddha, è molto simile al padre della parabola, poiché tenta di salvare i propri figli dalle fiamme di nascita, vecchiaia, malattia, morte, dolore, dispiacere, sofferenza, ecc., dalle quali essi non possono scappare a causa dei molti attaccamenti. Egli dunque offre loro i tre veicoli come via per farli passare attraverso il cancello, ma li ricompensa alla fine con il Grande Veicolo. Così come il padre non può essere accusato di aver ingannato i propri figli, il Buddha non può essere accusato di imbroglio se usa i mezzi appropriati.

Le parabole sono delle analogie, ma mai perfette. Questa, per esempio, offre un’immagine di quattro veicoli separati. Ma se consideriamo l’insieme dell’insegnamento del Sutra, ne risulta che l’Unica via del Buddha non è un’alternativa alle altre vie; le include. Una limitazione di questa parabola sta nel fatto che suggerisce che le diverse vie (i carri più piccoli) possono essere sostituiti dall’Unica Via (il carro speciale). Ma l’insegnamento complessivo del Sutra rende chiaro che ci sono molti sentieri all’interno del Grande Sentiero. Considerare le vie minori come qualcosa che viene rimpiazzato dall’Unica Via corrisponderebbe a respingere l’idea complessiva di Via del bodhisattva, cosa che il Sutra evidentemente non fa. Infatti, l’intera parte finale del Sutra è una sorta di esaltazione della Via del bodhisattva. Inoltre, nella loro corsa fuori dalla casa in fiamme, i bambini non stanno facendo altro che perseguire la via degli shravaka, dei pratyekabuddha e dei bodhisattva. Dal punto di vista della loro capacità di salvare, le tre vie sono essenzialmente uguali. Funzionano tutte.

La parabola è stata interpretata come se volesse dire che il mondo è come una casa in fiamme. Ma il Sutra non propone la fuga dal mondo. Altrove esso mette in chiaro che occorre lavorare nel mondo per salvare gli altri. L’idea proposta è, piuttosto, che siamo come bambini che giocano e che non fanno abbastanza attenzione a ciò che li circonda. Probabilmente non è il mondo intero a essere in fiamme, ma i nostri campi di gioco, i mondi privati che creiamo con il nostro attaccamento e con il nostro autocompiacimento. Pertanto, lasciare la casa non è fuggire dal mondo ma lasciarci dietro il nostro mondo dei giochi, i nostri attaccamenti e le nostre illusioni, o alcune di esse, al fine di entrare nel mondo reale.

È importante inoltre notare che il padre dice ai figli che possono avere ciò che desiderano di più. Non può unicamente forzarli a uscire; si appella a qualcosa che è già in loro, qualcosa che in tempi successivi diverrà conosciuta come “Natura-di-Buddha”.

Ogni tanto il Buddha deve usare gli appropriati mezzi al fine di portare gli altri a realizzare il loro potenziale. Ma questo non vuol dire che verrà fatto alcun trucco. I mezzi del Buddha sono sempre appropriati, cioè pensati per il bene del ricevente. Il padre pensa a cosa sarebbe appropriato per questi particolari bambini in questa particolare situazione[17][17].

Anche il meraviglioso carro che il padre dà ai figli è, dopotutto, solo un carro, un veicolo. Tutte le pratiche e gli insegnamenti devono essere considerati come mezzi, come possibili modi di aiutare le persone. Non devono mai essere presi come verità ultime. Tuttavia, il fatto che sono usati per salvare le persone significa che sono verità molto importanti.

Pertanto, nel Sutra del Loto l’insegnamento non è tale, o almeno non è insegnamento del Dharma, a meno che qualcuno non impari. Nel primo capitolo i fiori celesti cadono sia sul Buddha sia sugli ascoltatori, a indicare l’eguale valore dei due. Questo concetto è esteso nel capitolo 3 con l’idea che il Buddha predichi solo ai bodhisattva. Il punto è che predicare il Dharma vuol dire essere un bodhisattva – e ascoltare il Dharma, vuol dire essere, in un certo senso, un bodhisattva. Questo perché ascoltare veramente corrisponde a far entrare l’insegnamento nella propria vita, praticarlo, e così divenire un bodhisattva. Pertanto, si può dire che i buddha vengono nel mondo solo per trasformare le persone in bodhisattva.

Ciò che il Sutra condanna non sono le altre persone o i veicoli più piccoli, ma l’arroganza – specialmente quella di pensare di essere arrivati alla verità, alla meta finale. Piuttosto, il Sutra invita a essere degli “eterni principianti”, persone che sanno di avere sempre molto da imparare. I cinquemila che lasciano l’assemblea nel secondo capitolo sono paragonati a rami e foglie di cui non si ha molto bisogno, ma nel capitolo 8 viene detto che anche essi diverranno dei buddha.

Pertanto anche gli shravaka sono bodhisattva. In ogni paradiso, o nelle terre di buddha simili ai paradisi, ci sono innumerevoli shravaka, a indicare che la via degli shravaka non deve essere respinta o scartata, ma relativizzata, vista all’interno di un contesto più ampio, quello dell’incomparabile Via del Buddha. Molti shravaka, naturalmente, non sanno di essere bodhisattva, ma non sono nulla di meno. Il Buddha dice al discepolo Kashyapa alla fine del capitolo 5:

Ciò che state praticando

è la Via del bodhisattva.

Mentre gradualmente praticate e imparate,

Ognuno di voi può diventare un buddha.

Natura-di-Buddha

Mentre il termine “natura-di-Buddha” non appare in nessun passo del Sutra del Loto, l’insegnamento di ciò che più tardi sarà chiamato Natura-di-Buddha rappresenta un filo conduttore e costituisce una delle affermazioni centrali del testo. È un chiaro scopo di tutto il Sutra quello di convincere che ogni essere vivente, non ultimo il lettore, ha il potenziale di divenire illuminato, di divenire un buddha.

La propria Natura-di-buddha viene sviluppata seguendo la Via del Buddha, facendo ciò che i buddha hanno sempre fatto: la pratica del bodhisattva. Centrale, nel Sutra del Loto, è l’idea che lo stesso Buddha Shakyamuni è, prima di tutto, un bodhisattva. Egli ha portato avanti la pratica del bodhisattva, aiutando e guidando gli altri, per innumerevoli kalpa e continuerà a far ciò all’infinito.

Poiché tutti gli esseri hanno varie nature, vari desideri, varie attività, varie idee e modi di fare distinzioni, e poiché io volevo condurli a radicarsi nella bontà, ho usato ogni sorta di spiegazioni, parabole, parole e insegnamenti. Così non ho neppure per un momento trascurato il lavoro di Buddha.

In tal modo, dopo la mia acquisizione della buddhità, è trascorso un lunghissimo arco di tempo. La mia vita dura per innumerevoli asamkhyeya kalpa, continua per sempre, non finisce mai. O buona gente! La vita che ho acquisito perseguendo la via del bodhisattva non si è ancora esaurita, poiché essa dura due volte il numero di kalpa già menzionati.[18][18]

Se è molto importante che il Buddha e gli shravaka sono anche in un certo senso bodhisattva, è ancora più importante il fatto che noi siamo bodhisattva – chiamati a crescere nella bodhisattvicità conducendo gli altri a realizzare questo potenziale da loro stessi. Sviluppare la propria Natura-di-Buddha è fare la pratica del bodhisattva, seguire il modello dei bodhisattva.

I bodhisattva come modelli

Quante delle storie sui bodhisattva servono per fornire un modello agli esseri umani? La figura del bodhisattva gioca un ruolo importante nell’eterna tensione tra ciò che è e ciò che deve ancora essere. Tanto che basta aver sollevato un dito a indicare la verità per essere un bodhisattva. Ma lo sono ancor di più coloro i quali fedelmente seguono il Sutra del Loto, cioè che votano la loro vita alla pratica del bodhisattva. E per spingerci in questa direzione ci sono tante storie di meravigliosi bodhisattva.

Le persone pregano Kwan-yin per ricevere aiuto e Kwan-yin assume qualsiasi forma necessaria per essere d’aiuto. Sebbene questa storia dia l’impressione di alimentare la speranza di una benedizione divina, in realtà serve soprattutto per mostrarci cosa dovremmo fare. Se Kwan-yin ha mille braccia capaci di fare migliaia di cose utili per gli altri, anche noi dovremmo sviluppare migliaia di capacità per aiutare gli altri. Questo è il principale significato dell’inclusione del capitolo su Kwan-yin nel Sutra del Loto. È lì per incoraggiare la pratica del bodhisattva.

I mezzi appropriati: cosa vuol dire essere un bodhisattva?

Fondamentalmente, nel Sutra del Loto, essere un bodhisattva vuol dire usare i mezzi appropriati per aiutare gli altri. Cosa che, alla fine, per tale Sutra, costituisce l’essenza del buddhismo stesso. Sviluppare un’enorme quantità di mezzi per aiutare le persone a vivere vite più appaganti, alla luce dell’interdipendenza. Questo è ciò di cui parlano molte delle storie: qualcuno – un padre/buddha o un amico/buddha o una guida/buddha – che aiuta qualcun altro a sviluppare un maggiore senso di responsabilità per la propria vita.

Anche se cercate in tutte le direzioni,

Non ci sono altri veicoli,

Eccetto i mezzi appropriati insegnati dal Buddha[19][19].

Pertanto, i mezzi appropriati costituiscono sia una descrizione di ciò che il buddhismo è, o ciò che la pratica buddhista fondamentalmente è, sia un’indicazione per ciò che le nostre vite devono diventare.

In accordo con ciò, il Sutra del Loto è una sorta di prescrizione di una medicina o di un metodo religioso per noi – e, pertanto, è sia estremamente fantasiosa sia estremamente pratica.

È in questo senso che i mezzi appropriati sono un insegnamento etico, un insegnamento su come dobbiamo comportarci per contribuire al bene. Sono prescrittivi non nel senso di un precetto o un comandamento, ma nel senso che ci incitano, sia per la nostra salvezza che per quella degli altri, a essere intelligenti, fantasiosi e acuti nel trovare modi per essere d’aiuto.

Il Dharma incarnato.

Il Dharma può essere incarnato dagli insegnamenti concreti, incluse le azioni istruttive, proprio come il Buddha può essere incarnato da Shakyamuni o da me e voi.

Il buddhismo del Sutra del Loto afferma radicalmente il mondo. Il saha è il mondo di Buddha Shakyamuni. È in questo mondo che egli è un bodhisattva e ci incoraggia a essere dei bodhisattva. Questo mondo è la nostra casa ed è la casa di Buddha Shakyamuni, proprio perché egli si è incarnato, non soltanto come Buddha storico, ma come Natura-di-Buddha in tutte le cose. Pertanto, le cose comuni, inclusi noi stessi o i nostri vicini, non vanno viste essenzialmente come vuote, sebbene lo siano; non vanno viste come fenomeniche, sebbene lo siano; non vanno viste come illusorie, sebbene in un certo senso lo siano; non vanno viste come male, anche se lo possono essere in parte. È nei dharma (cose, esistenza “convenzionale”) che è il Dharma. È nelle cose mutevoli, transeunti che è il Buddha. Pertanto, tutte le cose devono essere trattate con comprensione, compassione e rispetto.

L’uso della nozione di vacuità (shunya o shunyata) non è molto diffuso nel Sutra del Loto. Naturalmente tutte le cose sono vuote. Ma indebiti accenti sulla vacuità possono troppo facilmente indurre una sorta di nichilismo in cui nulla ha importanza. Nel Sutra del Loto, invece, tutto ha importanza.

Il Buddha opera per salvare tutti gli esseri. Anche il povero Bodhisattva Mai-disprezzare[20][20], che andava in giro dicendo a tutti che erano destinati a divenire dei buddha, sebbene all’inizio con non molto successo, alla fine “convertì migliaia, decine di migliaia, milioni di persone, mettendole in grado di vivere nello stato di suprema illuminazione”. E più tardi divenne Buddha Shakyamuni!

Orientamento verso il futuro

Sebbene il Sutra del Loto fornisca ragioni per essere grati al passato (in accordo con il culto degli antenati estremo-orientale) è più fermo sull’importanza della pratica del bodhisattva come contributo al futuro.

Il Sutra è pieno di storie nelle quali qualcuno, normalmente un sostituto del Buddha, cerca di migliorare le cose per gli altri – una guida che crea magicamente un luogo di sosta affinché i viaggiatori possano continuare il loro viaggio, un padre-medico che inganna i propri figli per far prendere loro l’antidoto per il veleno, un altro padre che attira i propri figli fuori dalla casa in fiamme offrendo loro ricompense, e ancora un altro padre che escogita un modo per far sviluppare gradualmente il senso di responsabilità in suo figlio.

In ogni caso, agire in maniera appropriata vuol dire essere davvero d’aiuto, rendere gli altri in qualche modo più responsabili delle proprie e delle altrui vite. Sebbene nell’Asia Orientale la pratica buddhista sia stata sempre interessata alla morte, la Via del bodhisattva è fondamentalmente interessata al futuro e alle future possibilità offerte dal presente.

Conclusioni

Ciò che si trova nel Sutra del Loto, dunque, è una sorta di modello cosmologico/soteriologico dove le storie sovrannaturali dànno rilievo al Sutra del Loto stesso, a Buddha Shakyamuni, e al mondo saha, al fine di incoraggiare la pratica del bodhisattva nel mondo, che costituisce la Via del Buddha per la salvezza. Portando il cosmo e ogni sorta di elementi sovrannaturali nella storia si dà rilievo al rango del Sutra. La predica di cui si narra nel Sutra è frequentata non soltanto dagli esseri umani ma da ogni sorta di esseri provenienti da infiniti mondi. Questa elevazione del rango del Sutra, di contro, dà rilievo a Buddha Shakyamuni, in quanto è colui che predica il Sutra. In tutto il testo, i buddha e i bodhisattva vengono in questo mondo per chiedere a Buddha Shakyamuni di predicare il Sutra del Loto, che qui equivale al Dharma. E, poiché Buddha Shakyamuni è il buddha del mondo saha, anche il rango di quest’ultimo si innalza. È nel mondo saha che i buddha e i bodhisattva degli altri mondi e degli altri tempi vengono a lodare Shakyamuni. E ciò, naturalmente, eleva il rango e l’importanza di coloro che vivono nel mondo saha – specialmente coloro che seguono gli insegnamenti di Buddha Shakyamuni, che si assumono la responsabilità della loro vita e diventano praticanti della Via del bodhisattva, entrando così nella Via del Buddha che porta alla salvezza. Viene detto, in effetti, che la vita di noi che viviamo nel mondo saha ha un significato cosmico, per incoraggiarci così a perseguire la nostra salvezza, la nostra buddhità, praticando la Via del bodhisattva e aiutando gli altri.

Pertanto, per il Sutra del Loto, l’intera struttura cosmica, più grande di quanto possiamo immaginare, è legata a noi e, in un certo senso, dipende dalle nostre scelte quotidiane, come noi dipendiamo da essa. In questo, come in altri modi, il Sutra del Loto afferma radicalmente il mondo. Ma, ben lungi dal vedere questo mondo come già perfetto in qualche mistico modo o dall’accettarlo così come è, esso considera il mondo, con tutta la sua sofferenza, come reale e quindi come un luogo di pratica bodhisattvica.

BIBLIOGRAFIA

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tradotto da Dario Girolami per il Centro di cultura buddhista

pubbl. in Dharma, n. 9

 

Gene Reeves, filosofo della religione, già preside della Meadville/Lombard Theological School (Chicago) e Professore nella Divinity School della University of Chicago, ha insegnato per vari anni in Giappone nella Università Tsukuba. Attualmente guida la International Buddhist Congregation presso la Rissho Kosei-kai (Tokyo)

http://www.ibc-rk.org



[1][1] Capitolo 4 di The Karma of Words

[2][2] Mahapratibhana

[3][3] Prabhutaratna

[4][4] Sebbene sia corretta l’idea di Walen Lai che nel Sutra del Loto, in contrasto con il Prajnaparamita Sutra, il Buddha sia  il centro della fede, la sua affermazione (p.86) che questo va a scapito dell’idea di Dharma come centro della fede è infondata. Il Sutra del Loto sottolinea l’importanza del Buddha, ma mai come distinto dal Dharma che egli pratica e insegna. Non è un caso che il Sutra del Loto si chiami “Saddharma” o che, in origine, il primo capitolo del Sutra era sui mezzi abili, che sono sia un insegnamento che una pratica. Ciò che il Sutra del Loto fa, in vari modi, è tenere insieme il Buddha e il Dharma inseparabilmente. Il Dharma non ha un’esistenza separata dalla sua pratica e dal suo insegnamento. Ma similmente, il Buddha è Buddha solo perché pratica e insegna il Dharma. Così la tradizione Tendai ritenne che il Sutra aveva due parti, dove la chiave per la prima era il capitolo sui mezzi abili, e la chiave per la seconda era il capitolo sulla vita eterna del Buddha.

[5][5] E’ importante che Buddha Shakyamuni raccolga i molti buddha. Ma egli non “riassume essi dentro se stesso” come dice Lai (p. 94). Altrimenti il Sutra del Loto si unirebbe alla tradizione Prajnaparamita nell’affermare la superiore realtà dell’uno sui molti, qualcosa che il Sutra evita costantemente al fine di sostenere la mutua realtà dell’uno e dei molti.

Né il Sutra del Loto dice, come sostiene Kloetzli, che “il Buddha crea miriadi di Tathagata nelle dieci regioni per mezzo del suo potere di adhisthana o auto moltiplicazione”. Né questi molti bodhisattva sono, come Kloetzli afferma, “intesi come essere illusori” (p. 65). Da nessuna parte il Sutra dice o suggerisce una cosa del genere.

[6][6] E’ stato affermato (cfr. Lai, p. 95) che la presenza di due Buddha insieme è un’indicazione del collasso della distinzione tra passato, presente e futuro a favore di un singolo senza-tempo. Ma ciò è lontano dalla prospettiva del Sutra del Loto, che si fonda fortemente sull’assunto che il tempo è importante e reale. Anche l’apparizione del Buddha Molti-Tesori in questa storia perderebbe molto del suo significato se non ci fosse un’importante differenza tra passato e presente. Kloetzli suggerisce in maniera apertamente speculativa che tutta la cosmologia buddhista ricade all’interno di una di due categorie – “quella che accetta il tempo come la realtà cosmologica fondamentale” e quella “che accetta lo spazio come la realtà cosmologica fondamentale”. L’ultima, egli afferma, appartiene al Mahayana e ha la sua base filosofica nella vacuità dei dharma … come nella vacuità del sé” (pp. 135-36). Ma la cosmologia del Sutra del Loto chiaramente non ricade in nessuno di questi filoni. Per esso, sia lo spazio che il tempo sono cosmologicamente, metafisicamente e religiosamente reali e importanti.

[7][7] Niwano (1976) p. 148

[8][8] Questo aspetto del Sutra del Loto non è stato ben riconosciuto, specialmente nella letteratura di lingua inglese. Tuttavia un’opera dove è chiaramente descritto è quella di La Fleur. Egli scrive, per esempio, “all’interno del sutra c’è una innegabile mossa filosofica opposta a quella di Platone nella Repubblica, una mossa per affermare la completa realtà del mondo dei fenomeni concreti a dispetto del fatto che essi sono impermanenti”, p. 87.

[9][9] Vishistacaritra, Anantacaritra, Vishuddacaritra, Supratisthitacaritra.

[10][10] Gadgadasvara

[11][11] Niwano (1976) afferma che il fatto che la diffusione dei fiori su tutti oltre che sui buddha è un’indicazione che quelli che ascoltano gli insegnamenti devono essere onorati come quelli che insegnano (p. 265).

[12][12] Kamaladalavimalanaksatrarajasamkusumitabhijna. Da qui in poi chiamato Fiore-Puro.

[13][13] Gadgadasvara

[14][14] Padmashri

[15][15] Meghadundubhisvararaja

[16][16] Padmaprabha

[17][17] Sebbene non sia strettamente pertinente, vorrei sottolineare che, mentre ci sono storie nel Sutra del Loto dove si può dire che l’imbroglio e l’inganno siano proposti come hoben (mezzi abili), ciò non è il caso per la storia della casa in fiamme, che è il principale esempio di hoben, essendo la storia che il Buddha usa per spiegare gli hoben.

[18][18] Cfr. Watson, pp. 226-27.

[19][19] Cfr. Watson, p. 71. Questo è il motivo per il quale io ritengo che Pye abbia ragione insistendo che “il buddhismo come specifica religione identificabile nella storia umana, è un mezzo abile (p. 5). O “almeno qualcosa nell’insieme dell’insegnamento e della pratica buddhista può essere descritta come fang-pien o mezzi abili” (p. 36).

[20][20] Sadaparibhuta

Buddhismo. Il sutra del Loto: la base dell’insegnamento di Nichiren in Giappone.

Liberamente tratto da uno scritto del Reverendo Ryoko N. Tini, della scuola buddhista “Honmon Butsuryushu” del Buddhismo di Nichiren.

Il Sutra del Loto è uno dei testi esoterici che secondo tradizione, i Bodhisattva tennero segreti per secoli.
In esso il Buddha rivela l’organizzazione dell’universo, i cicli cosmici (sanscr. kalpa), descrive l’operare del Karma e rivela, la vera identità di Gautama Sakyamuni, il Buddha che si incarnò nel nostro mondo
.


Si può dire che il Buddha Sakyamuni preparò un vero e proprio “piano di guarigione” per condurre gli esseri viventi all’Illuminazione. Il Buddha insegnò i sutra ai Bodhisattva spiegando loro in quale periodo e in quali circostanze essi si sarebbero dovuti predicare.
In particolare il Sutra del Loto era riservato al periodo detto Saddharma-vipralopa, i giorni della Fine del Dharma (giap. Mappo), in quanto l’insegnamento in esso contenuto era grado di condurre gli esseri viventi all’Illuminazione .

Questi i punti principali del Sutra del loto:

 

1. tutti gli esseri viventi hanno la potenzialità per conseguire la Buddhità. Questo significa che tutti possono, anzi devono, conseguire il massimo stadio evolutivo, la condizione di Buddha, attraverso la pratica degli insegnamenti del Sutra del Loto.

2. i vari insegnamenti religiosi di tutti i tempi sono stati predicati secondo un disegno ben preciso ad opera dei Bodhisattva, che hanno seguito scrupolosamente la “prescrizione medica” che il Buddha trasmise loro nel Sutra del Loto per guarire dalla non-conoscenza gli esseri viventi. Come disse il Signore Sakyamuni nel Mahayana-parinirvana-sutra (Sutra del Nirvana), conclusione della predicazione del Buddha ed epilogo del Sutra del Loto: “non esistono insegnamenti non buddhisti”.

3. il Buddha Gautama Sakyamuni, vissuto in India circa 2600 anni fa, è una reincarnazione del Buddha Primordiale, un Essere che ha raggiunto il massimo stadio evolutivo possibile in un tempo incommensurabilmente remoto. Egli, di epoca in epoca, è comparso nell’universo per guidare gli esseri viventi alla Salvazione, e ha inviato i Suoi emissari in tutto il cosmo per perpetuare la Sua opera. In giapponese è nominato Kuon Jitsujo Shakamuni Nyorai, “il Buddha Primordiale Sakyamuni”.


Secondo questo insegnamento quindi il Buddha non aveva conseguito il Risveglio per la prima volta in India 2600 anni fa, ma in un tempo incommensurabilmente remoto, incalcolabile, chiamato Kuon. Sin da allora, questa Entità Spirituale prodigiosa, evolutissima, le cui azioni sono spinte solamente dalla Maha-karuna, (Immensa Compassione), si è incarnata in diverse epoche, in diversi mondi, in tutto l’universo, allo scopo di rivelare a tutti gli esseri viventi la Verità del Dharma attraverso la quale è possibile conseguire la condizione di Buddha.

Ma il Buddha Sakyamuni non avrebbe potuto rivelare la Sua vera identità durante la Sua incarnazione in India. Egli non sarebbe stato creduto, poiché le capacità degli uomini non erano mature per una scienza di simile portata. Per questa ragione predicò un gran numero di insegnamenti provvisori per il bene e per le aspirazioni spirituali delle persone del Suo tempo mentre, in segreto, istruiva un gruppo scelto di Bodhisattva alla scienza Mahayanica.

Dopo circa quarant’anni di istruzioni specifiche, i Bodhisattva erano pronti ad accedere al Sapere della Realtà Assoluta (Saddharma), della Vera Natura del Buddha (Kuon Jitsujo), e dell’unico percorso possibile per il conseguimento della Buddhità, l’Unico Veicolo (Ekayana).
A questi Bodhisattva trasmise la Rivelazione del Sutra del Loto. Egli predicò questi insegnamenti segreti per otto anni, al termine dei quali scomparve entrando nel Nirvana.

I discorsi pronunciati da Buddha durante quegli otto anni vennero raccolti e trascritti in un libro: il Sutra del Loto.

 

La trasmissione del Sutra del Loto ai posteri


Sempre secondo tradizione l’esposizione del Sutra del Loto risultò troppo complicata per molti seguaci del Buddha che abbandonarono l’assemblea in cui veniva esposto :

“Nell’assemblea cinquemila bhiksu (monaci), bhiksuni (monache), upasaka (seguaci laici), e upasika (seguaci laiche), si alzarono immediatamente dai loro posti e, dopo aver rispettosamente salutato il Buddha, si ritirarono. E per quale ragione? Questi uomini e queste donne avevano gravi e profonde radici nel peccato, nell’arroganza e nella superbia: essi immaginavano di aver conseguito e di aver testimoniato ciò che, in verità, non avevano conseguito e non avevano testimoniato. Essendo precipitati in simili errori, essi decisero di non rimanere. L’Onorato dal Mondo, in silenzio, non li trattenne.
Allora il Buddha disse a Sariputra: “La mia assemblea non ha più né rami né foglie, ma solo solidi frutti. O Sariputra, è solo un bene che individui arroganti come questi se ne siano andati. Ora ascoltate bene, io parlerò”.

La Verità sull’Illuminazione quindi doveva essere trasmessa anche ai posteri, nel periodo della fine del Dharma, quando ogni insegnamento spirituale avrebbe perso il potere di condurre gli esseri viventi alla salvazione.

“Per questa ragione, il Grande Illuminato affidò ad alcuni di essi il compito di propagare la Verità nel periodo malvagio della Fine del Dharma. Il Maestro di questa grande schiera di Bodhisattva ricevette l’incarico di portare a compimento la missione Mahayanica: rivelare il Dharma del Loto ai posteri. Questo Maestro, il Bodhisattva Visistacaritra (giap. Jogyo), si sarebbe dovuto reincarnare nell’epoca predetta per insegnare il Vero Dharma agli uomini.”

 

Informazioni su Giorgio Mantello

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