il Tempo di Shiva

Non so quale barriera filosofica o religiosa si possa contrapporre alla sciagura immane che ha colpito il Giappone (e tutti noi); non so neanche quale teoria o “visione del mondo” ci consenta di dare spiegazione o giustificazione ad un simile disatro ad un simile disastro del quale, temo, tutti pagheremo le conseguenze: restiamo attoniti, immobili davanti al televisore o al computer per vedere fin dove si spingerà la ferocia di….? Già, di chi? Diciamo pure della natura. Sento i preti in chiesa che mestamente invitano alla rassegnazione, all’accettazione del volere divino (è stato Dio, allora?, mah!); vedo i testimoni di Geova attorno ad un tavolo che brindano gioiosi alla imminente fine del mondo – tanto loro saranno risparmiati -. Penso a Kryon che suggerisce spiegazioni al Suo channeler Lee Carrol, spiegando che anche questo tsunami, come quello del 2004, ha funzioni catarsiche ed aumenterà il livello della nostra compassione, aumentando le nostre vibrazioni, penso ai buddhisti come me che si raccolgono in meditazione e non chiedono spiegazioni. Da sempre la ricerca di una spiegazione del Dolore ha visto l’uomo abbracciare questa o quella religione e a crearne di nuove. Le religioni: mamme delle illusioni!

Come uomo semplice, di orientamento buddhista, laico, non so, né provo a cercare spiegazioni. Mi basta lo sgomento che mi prende vedendo tanta distruzione, tanto dolore, tanta morte. D’altra parte tutto ha una fine, finirà anche questo Dio, se c’è, e finirà questo mal congegnato universo che vede solo cataclismi, buchi neri, abissi, collisioni tra pianeti ed asteroidi e alla via così, ma cosa dovrei pensare? In quale pietà dovrei sperare, se non c’è tregua al dolore neanche per un istante. Così guardo questo pianeta, come guarderò me, morente, chiedendomi “a che scopo?”………

Non è vero che per realizzarsi ed essere sereni si debba trovare una spiegazione ad ogni problema o una risposta ad ogni domanda e non è vero che ci si debba per forza “realizzare”! Che tanto nessuno sa cosa significhi “realizzarsi” veramente e tutti usiamo questa parola taumaturgica che porrà fine ad ogni disagio, tutti la usiamo senza immaginare la profondità del suo significato. Esiste una dimensione della vita in cui le cose “vivono sospese”, non finite, non concluse. Non per questo saremo condannati a vagare per lo spazio.

Poniamoci pure domande, ma non ha importanza se non troveremo sempre  la risposta, non è importante le risposta, è importante la domanda; è la domanda che ci spinge ad agire ed ad accendere il fuoco della conoscenza: “L’Ardore“! Le risposte sono relative e raramente hanno valore formativo ed informativo. Fatevi delle domande e da lì muovetevi senza chiedervi dove andrete, tanto risposte certe non ne troverete mai! Così con la dolorosa partecipazione a questa nostra immane sciagura, se potremo, cercheremo di aiutare, se ci o quando – ci saranno i canali. Adesso tocca a loro, domani tocca a noi. “Chissà che sia breve” ha detto un attore in un film. Sì, “chissà che sia breve” e che finisca per sempre, nel Vuoto.

Informazioni su Giorgio Mantello

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