Vi siete mai chiesti……

Today at Sarvodaya's Early Morning meditation

Image via Wikipedia

Vi siete mai chiesti, quanto spazio mentale dedichiamo a noi stessi, o meglio quanto ne crediamo veramente di dedicare? Stamane ero in veranda ad osservare le villette addormentate nella bruma del del primo mattino, c’era un silenzio “assordante”, sembrava che la pigrizia e l’inerzia stessero prevalendo su tutto, persino sui miei pensieri. Ma quando la mente è sveglia comincia subito con il suo “ronzio” instancabile a pensare a questo, a quello, ai torti ricevuti, a giustificare i nostri rancori, al collega che in ufficio ci è passato davanti (” sì, ma è un ruffiano….”) per poi passare ad un colpetto di gelosia verso la moglie, un pensierino per sig.ra colf che viene ad aiutarci (“quasi, quasi”) e via così fino a quando andando a letto, ci concederemo l’ultima pensata “generale”. Questa vita che facciamo condurre alla nostra mente, non equivale assolutamente ad vero pensare a noi, anzi è un’attività soltanto dannosa. Pensare a noi stessi significa prendere consapevolezzaa di quella che è la nostra reale situazione affettivo/emozionale e agire conseguentemente senza rancori, senza giustificazioni, senza confronti. Non è tutto, ma è già un bel passo avanti. Ma considerando pure che tutti abbiamo poco tempo (?), dobbiamo rassegnarci a dedicare una mezzoretta al giorno alla nostra igiene mentale. Suggerisco con la meditazione. Preciso che se sono tante le scuole di Buddhismo, altrettante sono le scuole di meditazione. Noi qui non vogliamo raggiungere chissà quali profondità dello spirito, ma soltanto darci una  “regolata al carburatore”. Quindi proporrò una meditazione serena, semplice le cui regole sono poche, ma più che sufficienti. Vediamo.

Mi metto in zazen (posizione da seduto) e comincio a controllare la posizione: 1. gambe piegate, i piedi si incrociano sotto il sedere, nei maschi il piede destro sopra il p. sinistro 2. raddrizzo la schiena che dev’essere perfettamente verticale, ma non rigida, la testa inclinata leggermente verso sinistra 3. gli occhi socchiusi o aperti, non devono essere mai sbarrati.  La respirazione – importantissima – si fa con il ventre usando il diaframma: questa è la cosa più difficile che si ottiene con la pratica. Si inspira con calma, ma senza rallentare, ma si espira molto lentamente. Si inspira con il naso, ma si espira con la bocca (socchiusa) che non tratterrà l’aria. Tutto questo verrà spontaneamente con il tempo. A questo punto la mente deve staccasi dal consueto arrovello e lasciata libera di lasciar andare tutto quello che affiora. Qualsiasi cosa affiori, qualsiasi, dovete riconoscerlo, non giudicarlo o giudicarvi, qualsiasi cosa, anche la più repellente. E avanti cosi per una ventina di minuti, voi intanto continuate a controllare respirazione postura e la vostra mente lascerà andare tutte le porcherie che tratteneva, voi non giudicate, riconoscete. Riconoscere in questo caso non significa accettare o rifiutare, bensì prenderne atto con consapevolezza. Nel prossimo post vedremo come la triangola zione respiro, postura e sguardo riescano a “cortocircuitare” il cervello e come si arrivi alla sospensione di ogni attività. Questo è un altro passo avanti, da fare con calma, necessariamente seguiti da un maestro. Per ora una buona domenica.

 

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